RAI STORIA: DIARIO CIVILE

Rapido 904. Una strage al buio

14/12/2016 - 21:10

Un treno partito da Napoli e diretto a Milano, una bomba tra Firenze e Bologna. È il 23 dicembre 1984. Muoiono 16 persone, altre 267 restano ferite: la maggior parte sono napoletani, ma ci sono vittime anche di Bologna e Venezia perché su quel treno ci sono molti che viaggiano per le vacanze di Natale. Ma quella del Rapido 904 – “la strage itinerante” - è una strage che sembra non avere cittadinanza, che non ha alle sue spalle un immaginario condiviso o una memoria collettiva come è accaduto per la strage di Bologna, o per quella di Brescia. Una pagina tragica della nostra storia alla quale Rai Cultura dedica il documentario “Rapido 904. Una strage al buio” di Alessandro Chiappetta e la regia di Agostino Pozzi in onda mercoledì 14 dicembre alle 21.10 su Rai Storia, per il ciclo "Diario Civile", con un’introduzione del Procuratore Nazionale Antimafia, Franco Roberti. Il documentario racconta la vicenda della strage di Natale, contestualizzando il periodo storico e proponendo immagini - alcune inedite - della stazione di San Benedetto Val di Sambro al momento dell'arrivo delle vittime e del treno, restituendo il sapore di un Natale di lutto e tristezza per tutto il paese. Al racconto, contribuiscono anche le testimonianze degli storici Aldo Giannuli e Isaia Sales, dei giornalisti Roberto Scardova, Carlo Bonini, Marisa Figurato e Vincenzo Vasile, e del magistrato Paolo Itri, pubblico ministero dell'accusa nel processo a Riina.
Con loro, alcuni dei superstiti della strage: Enza Napoletano, Lucia Gallo, Stefano Fabretti. La strategia raffinata di chi mette la bomba è far scoppiare l'ordigno in una galleria, per la prima volta azionato con un telecomando, e fare una strage per colpire più persone possibili. Solo nei mesi successivi, con l'arresto a Roma del mafioso Pippo Calò, nel cui covo viene trovato un esplosivo analogo a quello della strage del Rapido, si scopre che l'attentato è stato organizzato da Cosa Nostra per distogliere l'attenzione delle forze dell'ordine e della magistratura dalle inchieste sulla mafia, che Giovanni Falcone e Paolo Borsellino stavano conducendo, all'indomani della collaborazione di Tommaso Buscetta. Il processo, cominciato nel 1988 individua parte dei mandanti, e alcuni degli esecutori, senza dipanare completamente la matassa delle complicità, dal misterioso uomo dei telecomandi, il tedesco Friedrich Schaudinn, a chi materialmente fornisce l'esplosivo a Calò e ai suoi uomini, a chi porta la bomba in stazione. Su questa vicenda, i dubbi restano ancora molti, nonostante le condanne all'ergastolo, passate in giudicato, a Pippo Calò e Guido Cercola. Ma i processi non sono riusciti a dimostrare la connivenza con la criminalità organizzata e con la destra eversiva, mentre è ancora in piedi l'accusa a Toto' Riina, assolto in primo grado nel 2015, come mandante della strage. Sullo sfondo, i dubbi inquietanti sulle analogie con le stragi che sarebbero arrivate negli anni 90.