RAI STORIA: DIARIO CIVILE

Messina, l’università della mafia

04/05/2016 - 21:30

Per radicamento delinquenziale e contesto socioeconomico, la provincia di Messina è sempre stata terreno fertile per le organizzazioni criminali, anche se i media hanno sempre sottovalutato il  fenomeno. Lo documenta, invece, “Messina – l’università della mafia”, un viaggio di Agostino Pozzi all’interno dei misteri e delle ombre della mafia messinese, in onda mercoledì 4 maggio alle 21.30 su Rai Storia per il ciclo “Diario Civile”, con un’introduzione del Procuratore Nazionale Antimafia, Franco Roberti.
Da sempre città strategica per gli affari mafiosi come porto di smercio della droga, Messina ha beneficiato dei rapporti di vicinanza con la Calabria e di una tradizione massonica che ha permesso a tutto il territorio di essere nel corso degli anni un rifugio sicuro per molti latitanti. In molte cittadine della provincia, hanno comandato famiglie di Cosa Nostra potenti e senza scrupoli. Un esempio è Barcellona Pozzo di Gotto, quartier generale mafioso anche per via della presenza del manicomio criminale.
Nel corso degli anni ‘80 e ’90, Messina è stata protagonista di delitti importanti come quello di Beppe Alfano, giornalista appassionato che indagando sui rapporti tra mafiosi e affaristi locali, aveva intuito che in quella zona si nascondevano latitanti del calibro di Nitto Santapaola. Fu ucciso l’8 gennaio 1993. Sorte toccata anche a una ragazza di 17 anni, Graziella Campagna, che ha pagato con la vita la colpa di aver involontariamente scoperto la falsa identità del boss Gerlando Alberti junior. 
Il racconto è affidato a Pietro Campagna e Sonia Alfano che descrivono i rapporti ambigui di oscuri personaggi vicini ai servizi segreti legati con una magistratura che non sempre ha lavorato con trasparenza e l’ombra lunga di ambienti massonici, presenti oggi come allora.
Marcello Minasi, ex Procuratore Generale di Messina che ha riaperto molti dei casi più importanti sulla mafia locale, racconta un aneddoto significativo: “Parecchi anni fa interrogai il pentito Siino, soprannominato il “ministro dei lavori pubblici della mafia” Gli dissi “sono il sostituto procuratore generale di Messina e la devo sentire per questo processo”, lui si ferma un attimo e mi dice “Messina è l’Università della mafia, Palermo è la scuola elementare”.
“Si parla tanto di terzo livello – aggiunge Sonia Alfano, figlia del giornalista Beppe - una convivenza imbarazzante tra politica, istituzioni, magistratura ma c’è la paura a dirlo, e noi dovremmo aver la forza di bucare questo muro di gomma”. Il documentario che si avvale di repertorio inedito delle Teche Rai, vede la testimonianza di giornalisti come Fabio Anselmo e Antonio Mazzeo, di Fabio Repici, avvocato delle famiglie Alfano e Campagna.
“Molte delle vicende criminali della zona di Messina sono ancora aperte – commenta il Procuratore Nazionale Antimafia Franco Roberti nell’anteprima del documentario -  alcuni processi in corso, e sono molte le inchieste che stanno cercando di fare luce, a cui stanno lavorando magistrati e investigatori, per estirpare, anche in quella zona, la piaga mafiosa”.