RAI3: IL TEMPO E LA STORIA

Periferie di Roma, tra utopia e degrado

28/02/2017 - 13:15

Le periferie delle principali città italiane sono oggi sinonimo di esclusione sociale, degrado e abbandono. Sono spesso anonime, usate solo come quartieri dormitorio, prive dei principali servizi. Una dilatazione territoriale di fabbricati, iniziata durante la ricostruzione postbellica, in seguito al massiccio sviluppo edilizio delle città, dovuto all'immigrazione interna e alla conseguente espansione demografica. Roma è tra le prime città a costruire le borgate periferiche. Iniziate negli anni ‘20, continuano a crescere nel periodo fascista, e poi nel dopoguerra, ma in modo abusivo sui terreni agricoli, senza rispettare il piano regolatore. Roma è oggi la capitale delle periferie d'Italia. Un fenomeno analizzato dal professor Vittorio Vidotto con Michela Ponzani a “Il Tempo e la Storia”, il programma di Rai Cultura in onda martedì 28 febbraio alle 13.15 su Rai3 e alle 20.30 su Rai Storia. Dagli anni ‘50 in poi, le politiche per l’urbanistica si occupano di edilizia popolare cercando di far fronte alla massiccia disoccupazione e si costruiscono alloggi per i numerosi baraccati che vivono ai bordi del centro città. Gli architetti e gli urbanisti del tempo puntano sull’unità quartiere come concetto utile a modellare l’informe e la diffusa crescita urbana.  Il quartiere, con le sue case, le attrezzature collettive e gli spazi aperti non viene proposto come semplice addizione fisica alla città esistente. Dai quartieri ci si aspetta anche la formazione di comunità di cittadini. Ma spesso i servizi, anche i più semplici come il trasporto pubblico, non arrivano e le periferie continuano a crescere negli anni ’60 e ’70, tra problemi di speculazione edilizia dei privati, abusivismo e insufficienza numerica degli alloggi che crea il fenomeno delle occupazioni di case.