RAI STORIA: ITALIANI

Antonio De Curtis, in arte Totò

11/04/2017 - 21:10

Antonio Griffo Focas Flavio Angelo Ducas Comneno Porfiro-genito Gagliardi de Curtis di Bisanzio, in breve Antonio de Curtis, in arte Totò. Al principe della risata è dedicato il documentario di Pino Galeotti “Antonio De Curtis, in arte Totò”, in onda martedì 11 aprile alle 21.10 su Rai Storia, per il ciclo “Italiani” con Paolo Mieli. La prima parte del lavoro ricostruisce la vita e l’attività teatrale e cinematografica del comico a partire dalle prime esperienze nel quartiere Sanità a Napoli, dove nasce nel 1898, fino alla collaborazione artistica con Pier Paolo Pasolini e alla morte avvenuta nell’aprile del 1967 a Roma. Successivamente si approfondisce il rapporto che lega il grande comico napoletano alla sua città. La terza parte, invece, mette a fuoco i problemi relativi alla vera o presunta nobiltà di Antonio de Curtis. La quarta parte, infine, tratta del difficile rapporto di Totò con il cinema d’autore e sottolinea   l’importanza del suo incontro con una personalità del calibro di Pier Paolo Pasolini. Oltre alle testimonianze di molti attori, che hanno lavorato con il comico napoletano, il documentario è costruito sulle interviste a Giancarlo Governi, giornalista e scrittore che in anni recenti ha dedicato a Totò diversi scritti e numerosi lavori televisivi; a Nello Mascia, noto attore e regista napoletano; all’antropologa Amalia Signorelli, studiosa della cultura del Meridione e specialmente dell’area Campana; al critico cinematografico Alberto Anile. Per Governi “la grandezza di Totò è stata quella di aver fatto conoscere Napoli in Italia e nel mondo, rifacendosi al filone pulcinellesco della Commedia dell’Arte e alle farse ottocentesche del grande Eduardo Scarpetta.” Nello Mascia, invece, ci restituisce di Totò un’immagine ancora viva e vibrante, fortemente radicata nell’animo della città “E’ come se fosse ancora tra noi , nelle vie, nelle piazze e nei quartieri. Totò a Napoli non è mai morto.” Per Amalia Signorelli i rapporti di Totò con la cultura di provenienza sono da ricercarsi soprattutto “nell’arte di arrangiarsi, di trovare una soluzione comunque vada e nel particolare rapporto del comico napoletano con la fame e con il cibo.” Alberto Anile approfondisce il problema del mancato riconoscimento del cinema d’autore a Totò: “L’attore napoletano è stato un grande  del nostro cinema, ma avrebbe potuto esserlo ancora di più se invece di interpretare tante, troppo pellicole di scarso valore fosse stato assecondato da produttori, sceneggiatori e registi con storie cinematografiche di maggior  livello artistico.”