RAI STORIA: LA CROCE E LA SPADA

Il culto dei patroni: San Gennaro

29/05/2017 - 21:10

In Italia, l’appartenenza a una comunità, a partire dal Medioevo, sembra indissolubilmente legata al desiderio, e a volte alla necessità, di una protezione divina. In questa devozione si scopre un’identità in grado di descrivere l’anima storica, sociale e civile del paese. È il culto dei Santi Patroni, raccontato dalla serie di Rai Cultura “La croce e la spada”, in onda da lunedì 29 maggio alle 21.10 su Rai Storia. Si comincia con San Gennaro e Napoli. Tra il XV e il XVI secolo Napoli è uno dei più prestigiosi porti del Mediterraneo. Crogiolo di culture, luogo di straordinari incontri artistici, si trova al centro di alcune tra le vicende politiche più rilevanti del maturo Rinascimento italiano. Ma, tra il 1526 e il 1529 una terribile epidemia di peste sconvolge la città. È in questa occasione che Napoli si vota a san Gennaro. La storia del santo si basa su due documenti cristiani: gli Atti Bolognesi e gli Atti Vaticani. I primi attestano che un Gennaro, vescovo di Benevento, fu martirizzato sotto l’imperatore Diocleziano. Si stava recando a Miseno con due altri religiosi a fare visita a un diacono incarcerato, ma venne imprigionato con i compagni e condannato a essere sbranato dalle belve nell’anfiteatro di Pozzuoli. Poi i Romani optarono per la decapitazione presso l’attuale Solfatara. Il suo corpo fu seppellito nell’Agro Marciano (oggi Fuorigrotta) e traslato nel V secolo nelle catacombe napoletane di Capodimonte. Negli Atti Vaticani, un episodio mitico lo presenta come capace di dominare il fuoco (e quindi anche il Vesuvio): il giudice Timoteo di Nola lo avrebbe fatto gettare in una fornace ardente, dalla quale Gennaro uscì illeso, senza nemmeno le vesti bruciate. La vita di San Gennaro si basa su numerose fonti, molte delle quali assumono carattere leggendario. La sua esistenza storica, la sua dignità episcopale, il suo martirio e la sepoltura in Napoli sono però fuori da ogni controversia.
Sul fronte artistico, migliaia di opere d’arte riguardano San Gennaro. Molte sono di scuola napoletana, e il suo è considerato il più ricco patrimonio artistico del mondo riguardante un santo. Il pezzo più prezioso è la mitra tempestata con 3.840 pietre preziose. Le sue reliquie sono conservate nella Reale Cappella del Tesoro di San Gennaro, all'interno del Duomo di Napoli. Si tratta di una delle più importanti chiese della città, sia da un punto di vista artistico sia culturale, e ospita tre volte l’anno il rito dello scioglimento del sangue di san Gennaro. Opera notevole è anche la Basilica di San Gennaro Extra Moenia. Edificio paleocristiano che collegava la città dei vivi e quella dei morti, oggi è una porta tra passato e futuro che ha riaperto il quartiere della Sanità al resto di Napoli. La Basilica fu costruita nel V secolo a ridosso delle Catacombe dove fu sepolto il santo patrono. È composta da tre grandi navate, con un’abside semicircolare che è la testimonianza più forte dell'architettura paleocristiana. La Basilica, infatti, ha subito diverse modifiche: nel XVII secolo fu aggiornata alle tendenze del barocco, verso la fine dell'Ottocento la volta fu sostituita con un soffitto a capriate e nei primi del Novecento si provò a riportarla alle sue forme originarie. San Gennaro Extra Moenia si presenta oggi come una testimonianza delle epoche che ha attraversato. Pur conservando la sua originaria funzione religiosa, sta diventando uno spazio per concerti, mostre ed eventi.