RAI1: PETROLIO, AROUND MIDNIGHT

Cosa si mangia

04/11/2017 - 23:55

Il cibo, specialità, eccellenza e risorsa tutta italiana. Ma anche moda, ossessione imitazione e, sempre più, richiesta di qualità. Perché il cibo è salute. Quanto ci fidiamo degli alimenti che mangiamo? Come funziona la filiera agroalimentare? L’attenzione per un’alimentazione sana e sostenibile cresce ma ciò che ci aspettiamo dal cibo italiano corrisponde alla realtà? Petrolio, around midnight, in onda sabato 4 novembre alle 23.55 su Rai1, in esclusiva entra per la prima volta insieme ad Oscar Farinetti all’interno del “Fico Eataly World”, il parco agroalimentare più grande del mondo che apre a Bologna il 15 novembre. Otto ettari per conoscere il meglio dell’enogastronomia italiana, dal campo alla forchetta. Il cibo italiano è anche un business straordinario e la pasta ne è la protagonista. Duilio Giammaria incontra Paolo Barilla, vicepresidente del gruppo omonimo, la più grande fabbrica di pasta al mondo, e presidente dell’Associazione dei produttori di pasta, per scoprire il valore economico del prodotto “Made in Italy” per eccellenza, ma senza tralasciare i problemi legati all’etichettatura, alla qualità del grano e alla questione estremamente attuale del glifosato. E proprio sul tema del glifosato, Giammaria incontra i ricercatori dell’Istituto Ramazzini di Bologna che studiano gli effetti sulla nostra salute di questo fertilizzante, una questione finita sul tavolo delle Istituzioni europee e che sta mobilitando l’opinione pubblica. Petrolio è andato poi a Colonia, ad Anuga, la più grande fiera alimentare del mondo: 1200 le aziende italiane, decine i prodotti “italian sounding” ritirati anche quest’anno dagli stand di altri paesi. E poi nei campi di pomodoro e nell’industria di trasformazione della Puglia e dell’Emilia per scoprire due mondi molto diversi della produzione dell’ “oro rosso italiano”. E infine in Cina dove Slow Food dell’italiano Carlo Petrini ha raccolto la sfida di un Paese che ora vuole invertire la tendenza millenaria dell’abbandono dei campi investendo su un’agricoltura di qualità.