RAI STORIA: RICORDANDO IL 2 GIUGNO 1946

Un intero giorno per celebrare settant'anni di Repubblica

02/06/2016 - 21:30

Una storia lunga settant’anni. È quella della Repubblica Italiana, nata il 2 giugno 1946, il giorno del referendum a suffragio universale con il quale gli italiani vennero chiamati alle urne per esprimersi su quale forma di governo dare al Paese. Un evento che Rai Cultura ricorda con la programmazione dell’intera giornata su Rai Storia: un lungo viaggio nella storia del nostro Paese per capire meglio chi siamo e da dove veniamo.
In prima serata, il documentario “Volere votare” di Giovanni Paolo Fontana, con la regia di Fedora Sasso, ricorda che proprio nel referendum del 1946 le donne votano e vengono votate per la prima volta in Italia. Toccanti le testimonianze di donne che hanno vissuto in prima persona quel momento storico: Piera Agliardi, classe 1915; Lula Tonini, classe 1923; Liliana Pellegrino, classe 1926; Vincenza Cupini, classe 1922; Marisa Rodano, classe 1921; Assunta Almirante, classe 1925 e Vittorina Sedda, classe 1913.
Alle 22.00, a “Eco della Storia”, Gianni Riotta e il professore Giovanni Sabbatucci spiegano la fine della guerra, il “re di maggio”, il referendum, il re in esilio, la repubblica, e poi la ricostruzione, gli anni del boom e le donne in politica. Alle 23.00, nella puntata “Un popolo di emigranti”, per il ciclo “L’Italia della Repubblica”, introdotto da Paolo Mieli, con le interviste di Michele Astori e la consulenza storica di Giovanni Sabbatucci, il racconto dei movimenti migratori che dal 1951 al 1960 portarono oltre due milioni di persone ad abbandonare il Mezzogiorno per trasferirsi nelle città del nord o all’estero. Si viaggia a bordo del treno del sole, il simbolo di quei viaggi che hanno unito il nord al sud dell’Italia. Si parte dalla Puglia, dalla Sicilia, dalla Campania, ma anche il settentrione ha i suoi emigranti. Il Sud diventa il serbatoio di manodopera per il triangolo industriale. Gli effetti sono immediati: le campagne si spopolano e le città si riempiono con evidenti problemi di sovraffollamento e insufficienza dei servizi. L’intervista a Ernesto Olivero racconta l’impatto dei movimenti migratori sulle città e sulle vite degli italiani che hanno raggiungo il nord negli anni ‘60. 
Alle 24.00, “Due giugno 46: il giorno che divenne Festa” di Enrico Salvatori propone memorie, ricordi, celebrazioni della giornata fondativa della Repubblica Italiana, attraverso spezzoni della Radio della Rai e i cinegiornali.
Il palinsesto di Rai Storia si apre, invece, in mattinata con “Il Giorno e la Storia”, in onda alle 00.10, e in replica alle  08.30, 11.30, 13.00 e alle 20.30, con il ricordo dell’anniversario della nascita della Repubblica Italiana. A “Il Tempo e la Storia”, in onda alle 8.50, il professor Alberto Melloni con Massimo Bernardini, sottolinea la partecipazione del clero al dibattito su monarchia e repubblica. Su posizioni diverse il Vaticano, il papa Pio XII e il clero, ma tutti comunque interessati a dare un’impronta cattolica al nuovo stato italiano. Alle 9.30, doppio appuntamento con il documentario del 1971 “Nascita della Repubblica” firmato da Dante Guardamagna e Sandro Bolchi,
Dalle 13.30 in poi, otto puntate della serie “L’Italia della Repubblica” raccontano i momenti salienti della nostra storia repubblicana, la politica e i suoi protagonisti, le ideologie e il contesto internazionale, l’economia e il mondo del lavoro, facendo un ritratto di una società, abitudini, atteggiamenti mentali, stile di vita. Nel primo appuntamento, “L’alba della repubblica”, la guerra, il risorgere della politica e l’entusiasmo per la vittoria della repubblica rivivono nei ricordi del Presidente Emerito Giorgio Napolitano che si sofferma, in particolare, su quel 2 giugno del 1946. Venticinque milioni di italiani e italiane vanno al voto per l’Assemblea Costituente e per il referendum istituzionale che dovrà decidere fra Repubblica e Monarchia. Il 18 giugno la Corte di cassazione rende noti i risultati definitivi del referendum: Repubblica 12.717.923 voti (54,3%), Monarchia 10.719. 284 voti (45.7%). Viene ufficialmente proclamata la Repubblica. Alle 14.30 Maria Romana De Gasperi in “L’Italia e l’inizio della guerra fredda”, parla, invece, del voto del 18 aprile 1948. È una festa della democrazia che vede un’affluenza del 92%, e il trionfo della Dc di suo padre, Alcide De Gasperi, che supera il 48% dei consensi. Alle 15.30, Giuliano Amato, Giudice della Corte Costituzionale, in “I lavori dell’Assemblea Costituente”, ricorda il 25 giugno 1946, il giorno in cui si aprono i lavori della Costituente: eletta da milioni d’italiani e italiane, ha il compito di scrivere una nuova Costituzione per la neonata Repubblica. Il 22 dicembre 1947, con 453 voti favorevoli e 62 contrari, dopo 170 sedute, l’Assemblea Costituente approva la Costituzione repubblicana, in vigore il 1° gennaio 1948. Alle 16.30, l’Ing. Francesco Merloni. L’Ing. Merloni, intervistato da Michele Astori, ci aiuterà a capire il rilancio dell’economia italiana del primo dopoguerra nella puntata “La Rinascita”. 
Alle 17.30 è la volta di “Il confine conteso”, quello tra Italia e Jugoslavia, nel dopoguerra diviene una profonda ferita nella storia repubblicana. In studio la scrittrice istriana Anna Maria Mori spiega come la vicenda abbia segnato la vita di chi ha dovuto lasciare per sempre la propria casa. Alle 18.30, l’ex Presidente del Consiglio Ciriaco De Mita, all’epoca giovane dirigente democristiano, racconta “Gli anni del centrismo”, mentre alle 19.30 Giorgetto Giugiaro, grande designer, racconterà la sua esperienza di giovane apprendista alla Fiat e alla Bertone e “Il boom e gli italiani”. In prima serata, nella puntata  “Un popolo di emigranti” Ernesto Olivero, scrittore e fondatore del Sermig, spiega, invece, ragioni e conseguenze del l’esodo che tra il 1951 al 1960  porta oltre due milioni di persone ad abbandonare il Mezzogiorno per trasferirsi nelle città del nord o all’estero.
Nell’appuntamento con “Il Tempo e la Storia”, in onda alle 20.50, infine, il professor  Giovanni De Luna, ospite di Massimo Bernardini, fa il “Processo alla monarchia” raccontando il ruolo avuto dai Savoia nelle vicende di circa settant’anni di storia nazionale, dal post risorgimento, all’Italia liberale, dalla prima guerra Mondiale, al fascismo, per finire con l’esperienza forse più dolorosa: il secondo conflitto mondiale.