Home
      
RSS
Mappa del sito Alto Contrasto
Ultim'ora
Attendi
Attendi
Attendi
Attendi
Contatti
ENRICO BERTOLINO: SE CE L’HANNO FATTA GLI ARGENTINI…

ENRICO BERTOLINO: SE CE L’HANNO FATTA GLI ARGENTINI… 
di Carlo Casoli

Si può interpretare tutto attraverso l’economia e le sue leggi? Si possono “misurare” i cambiamenti prodotti dalla crisi nel nostro mondo? E si può farlo sorridendo? La risposta è affidata all’ironia di Enrico Bertolino che dal 10 gennaio in seconda serata su Rai3 torna con “Glob Spread”. Un titolo “vecchio”,Glob, con una parola nuova e un po’ spaventosa, “spread”.

Bertolino, a Glob Spread si parla di economia per provare a riderci sopra. Ma cosa c’è da ridere, in questo momento?

Poco. Ed è per quello che la sfida è alta. Se ci fosse tanto da ridere sarebbero bravi tutti. Dobbiamo riuscire a sorridere perché dall’ironia può nascere una migliore accettazione della situazione. Di dramma, di comunicazione drammatica, di quella impegnata oppure di quella ilare senza motivo ce ne è già a sufficienza. Siamo passati da un’epoca di comunicazione divertita e divertente a un’epoca in cui la comunicazione è diventata tragica. Non c’è via di mezzo: passiamo dalla comunicazione delle vacanze a Cervinia al default….
 
Ma lei crede che oggi si comunichi veramente qualcosa?

Lo si fa poco, ma lo si dovrebbe fare di più. La comunicazione è da sempre una chiave di accesso, più che di lettura. Però tutti l’hanno sempre vista come un optional, tant’è che le aziende oggi stanno chiudendo la comunicazione interna privilegiando la comunicazione esterna. Ma se non parli con le persone con le quali lavori, difficilmente hai poi un accesso chiaro e uniforme all’esterno. Quello che servirebbe è il CoCoCo: Coraggio, Comunicazione, Coerenza. E’ fondamentale: il Coraggio di dire le cose, la Coerenza quando le hai dette e la Comunicazione nel farle girare.

Nella comicità sembra cambiato qualcosa. Manca il personaggio, il bersaglio di quella che è stata la comicità…

Nella satira soprattutto: tolto il nemico è difficile lavorare. Le guerre nascono se hai dei nemici…

Ma Berlusconi era un nemico?

Non era un nemico, ma era un punto di riferimento, una stella polare. Quando il comico perde il capocomico, la compagnia vacilla. Noi abbiamo perso un capocomico, perché nella sua funzione sociale era una valvola di sfogo di tanti livori e malcontenti che – si è visto – non erano poi collegati a lui.

Ora quindi il malcontento resta, ma non sappiamo più con chi prendercela?

Anche con Monti possiamo prendercela. Ma lui ha detto una frase alla quale pochi forse hanno fatto attenzione: “ma scusate, mi avete chiamato voi…”. Come dire “Si, mi hanno nominato senatore a vita, ma se avessi saputo che era per una rottura così, piuttosto me ne stavo a Bruxelles”. Ma pensi cosa dice la moglie di Monti la sera: “‘Hai visto? Hai voluto fare di testa tua. T’avevo detto io che stavamo meglio prima”. E lui: “Ma la patria…”. E lei: “Ma piantala lì, ma quale patria… ma vai a lavorare…”. Una sofferenza.

Torna su Rai3 dopo un anno e mezzo. Quanto è contento?

Moltissimo. Innanzitutto perché è il posto in cui, nella gestione Ruffini, è nato Glob. E io riconosco a Ruffini di avermi dato fiducia. Poi nella gestione Di Bella successe quello che successe, perché il programma arrivò a una sua fine naturale di un centinaio di puntate e dieci edizioni. Prese una pausa - diciamo anche aiutata dalla condizione del Paese in quel momento - e a Di Bella toccò il compito, penso ingrato, di dover dire che il programma non riprendeva. E riprenderlo oggi ancora in una gestione di Di Bella è una sfida anche per noi, per rilanciare un marchio che ha creato tanta affezione.

Chi si aspetta che ci sia davanti alla tv per vederla?

Il mio pubblico sono le persone curiose che in questo momento vogliono capire qualcosa di più, quelle che mi conoscono, che vengono a teatro, i miei cinquemila amici di Facebook… Vorrei che duemilacinquecento fossero veri… e mi seguissero. Sarebbe un bel 50 per cento di share. E poi quel pubblico che si chiama il pubblico ‘intercettato’, quelli che scanalano e si fermano davanti a un programma, rapiti. A me era capitato con Vajont di Paolini o, di recente, con Masterchef: io non sono un appassionato di reality, ma sono restato lì a vedere chi vince. Mi piacerebbe avere questo stesso impatto nei confronti di un pubblico che ancora non mi conosce… Come ai congressi dei partiti: si festeggiano le aule gremite, ma quando sono tutte le tue tessere non hai vinto niente. E’ quando prendi un indeciso che guadagni. E poi, non vorrei perdere la signora che veniva ai miei spettacoli e faceva l’uncinetto. Mi aspetto di trovarla sempre… e che non cambi canale.

Ci anticipa due ingredienti di Glob Spread?

Il primo è l’ironia e l’autoironia. Il prendere in giro noi stessi per come siamo fatti. Noi, come i greci e gli spagnoli, che non siamo molto gioiosi in questo momento. A proposito, ma dell’Islanda che ne è? Sembrava fallita. Ha fatto la fine di Atlantide?

No, pare funzioni bene di nuovo…

Se l’Islanda funziona, se gli Argentini che anni fa ‘spacciavano’ carta si sono ripresi alla grande – come mi dicono i miei calciatori dell’Inter – toccherà anche a noi. Adesso abbiamo un periodo di carboni ardenti: basterà camminarci sopra dicendo “io ce la faccio”. Ecco, noi di Glob facciamo quelli dei carboni ardenti. Il secondo ingrediente è avere fiducia, cercare di far ridere. Non siamo un programma giornalistico, non siamo un programma didattico, non insegniamo niente a nessuno. Vorremmo, però, fare in modo che ci sia sempre una risata col retrogusto del pensiero.

 Con lei ci sono Lucia Vasini, Fabrizio Casalino, e il “debuttante” Stefano Bartezzaghi.

Sono felicissimo di ritrovare quelle presenze: Lucia, con cui abbiamo avuto una bellissima convivenza nelle scorse edizioni e che è un’amica, Casalino che è stata una bellissima scoperta ed è un appassionato delle cose che fa. E poi la competenza: quando hai una “punta” come Bartezzaghi puoi permetterti di essere tu l’imbecille.

 Parlava di Inter… alla fine del campionato quale sarà lo spread tra chi vince il campionato e l’Inter?

Dovremo vedere l’Eurozona, cioè come finisce in Champions. La Juve ha il vantaggio di non avere partite infrasettimanali. Noi le abbiamo e finché ci saranno… Vedremo… Però è lì che si gioca la differenza: l’Eurozona influenzerà lo spread. Io spero che lo spread sia in positivo, se no siamo in serie B”.

------------------------------------------------

LE STORIE DI “CHI L’HA VISTO?”

di Lucilla Perelli Rizzo

Federica Sciarelli, conduttrice di “Chi l’ha visto?”, è tornata in libreria con “Storie di Chi l’ha visto”, che ha condiviso con Giuseppe Rinaldi, Gianluca Nappo, Vito Francesco Paglia, Anastasia Riscaldati, Lilly Viccaro Theo. Il libro ha lo stesso titolo del fortunato programma di Rai3 che da tanti anni, attraverso inchieste e appelli, è al fianco delle famiglie per cercare di ritrovare le persone scomparse. Il senso di questo lavoro? “Per non lasciarli soli”, risponde la Sciarelli. E aggiunge: “Questo è un libro che parte dall’inizio di Chi l’ha visto e arriva fino al 1999. Ci sono tante storie, di scomparsi e delle loro famiglie. Siamo partiti dall’inizio e parliamo di tante persone, alcune di loro oggi avrebbero cento anni. Direi che è un libro “operativo” perché parla di fatti reali, storie spesso dolorose che vogliamo rimangano su carta, soprattutto per i familiari degli scomparsi”.

Avete avuto problemi con le famiglie per la pubblicazione delle storie?

Sciarelli: Assolutamente no, anzi le famiglie vogliono che i loro cari vengano ricordati. Spesso, quando si tratta di persone scomparse da lungo tempo, queste storie finiscono in una sorta di “dimenticatoio”. In questo libro scritto a più mani, con Pino Rinaldi e con i “ragazzi” della redazione, c’è stato un grande lavoro di rivisitazione. Noi di “Chi l’ha visto?”  continuiamo a scavare su ogni storia, tassello dopo tassello. Soprattutto è un modo per dire a tutte quelle persone, alle famiglie che hanno vissuto un’esperienza spesso drammatica, che noi continuiamo ad essere al loro fianco. Un modo per non lasciarli soli: finché ci sarà anche un solo scomparso, noi saremo qui per raccontarlo, attraverso il video e con i nostri libri.

Rinaldi  Le famiglie si fidano di noi e si “affidano” a noi perché sanno che non stiamo trattando “casi”, ma storie di persone. Per noi, parlo per tutti noi, “Chi l’ha visto?” non è solo un programma e adesso un libro, è qualcosa di più. E’ un arricchimento costante perché vediamo le cose da un lato professionale, ma anche sotto il profilo umano. Ci sono storie che ci toccano il cuore e ci portano ad esplorare territori sconosciuti anche dentro di noi. Poi abbiamo dietro una grande forza che conta oltre 3 milioni di telespettatori che ci aiutano con le loro segnalazioni. Non sono curiosi, ma persone che contribuiscono ad una solidarietà che ormai sembrava persa. Le forze dell’ordine, poi, hanno grande attenzione.

Come siete riusciti a sollevare “il velo” su alcuni casi di omicidio irrisolti?

 Rinaldi Nelle grandi inchieste irrisolte è stato necessario “togliere la polvere dai faldoni”, rileggere gli atti, cercare nuovi tasselli e proporli all’attenzione del pubblico. Ha funzionato come arma di pressione che spesso ha portato i magistrati inquirenti a rileggere gli atti.

Sciarelli  Non ci fermiamo alle apparenze. Purtroppo, dopo anni di lavoro, l’esperienza c’insegna che sempre più spesso, dietro una scomparsa, c’è un omicidio e noi continuiamo a cercare la verità.

 E’ una scelta faticosa…

Sciarelli e Rinaldi  Abbiamo trovato intorno tanta umanità. Tante persone che hanno bisogno d’aiuto e tantissime pronte a tendere loro la mano. E’ una meravigliosa rete di solidarietà.

 Squilla il telefono. Federica risponde e lo sguardo s’illumina. La signora senza nome ricoverata all’ospedale di Milano dopo un malore è stata raggiunta dai familiari che la sera precedente avevano lanciato un appello in trasmissione.

 Sciarelli e Rinaldi  Di fronte a certe notizie non c’è fatica. E’ questa la molla che ci fa insistere, andare avanti.

 

CHI SONO GLI AUTORI

Federica Sciarelli inizia la sua carriera giornalistica al Tg3, sotto la direzione di Sandro Curzi. Dal 2004 conduce il programma “Chi l’ha visto?” in onda su Rai3. Nel 2006 ha pubblicato Tre bravi ragazzi, dagli atti del processo del massacro del Circeo, edito da Rizzoli. Sempre per Rizzoli, nel 2007, ha pubblicato, con Antonio Mancini, Con il sangue agli occhi. Un boss della banda della Magliana si racconta. Nel 2010, in collaborazione con Emmanuele Agostini, Un mostro innocente, sulla storia di Gino Girolimoni.

Giuseppe Rinaldi, dapprima come inviato e regista poi come autore, lavora al programma “Chi l’ha visto?” dal 1990. Si è sempre occupato dei maggiori misteri della cronaca nazionale e internazionale come il caso di Ferdinando Carretta, il giovane che sterminò la famiglia e che proprio a Rinaldi confessò di essere l’autore del triplice delitto.

Gianluca Nappo, nato a Napoli nel 1974, autore teatrale e di inchieste televisive, lavora a “Chi l’ha visto?” dal 2006.

Vito Francesco Paglia, nato a Napoli nel 1986, giornalista professionista, ha lavorato per quotidiani, riviste e Tv a Perugia, Marsiglia, Roma, Miami, Napoli e Montevideo.

Anastasia Riscaldati, nata a Roma nel 1970, è ogrammista regista Rai. Dal 2004 si occupa di inchieste e storie per il programma “Chi l’ha visto?”.

Lilly Viccaro Theo, nata a Caserta, giornalista e scrittrice, ha scritto per Il Mattino e ha collaborato con la Repubblica e l’Ansa. Lavora a “Chi l’ha visto?” dal 2009.

Arretrati
Vai agli altri arretrati
Stampa
Attendi
        Logo Rai
Privacy Policy © RAI 2009 - P.Iva 06382641006

Link Siti Rai   
Contatti   
Credits   
Legals