RAI STORIA: L’ALTER ECO

Umberto, lo storico delle idee

14/02/2017 - 22:00

Semiologo, scrittore, filosofo, saggista, professore universitario. Tutto questo e altro ancora è Umberto Eco. Un personaggio che Rai Cultura ricorda nello speciale “L’Alter Eco. Umberto, lo storico delle idee”, di Giovanni Paolo Fontana, in onda martedì 14 febbraio alle 22.00 su Rai Storia per il ciclo “Italiani”, con un’introduzione di Paolo Mieli.
A raccontare una vita veramente “oltre” i confini, le testimonianze di alcuni suoi amici. Come il fisarmonicista Gianni Coscia - anche lui di Alessandria, coetaneo e compagno di scuola di Umberto -  convinto amabilmente che Eco, fin da piccolo, “desse segni di follia”. Insieme con Eco, ha scritto “La radio a tarda sera”, una canzone inedita che Gianni Coscia, con la sua fisarmonica, esegue nel documentario.
L’editore Mario Andreose, arrivato in Bompiani subito dopo l’uscita del best seller “Il nome della Rosa”, narra il suo rapporto con Eco, durato 35 anni, come un crescendo sinfonico. “Conoscevo la sua severità, il suo rigore e oltretutto sapevo che lui aveva fatto il mio mestiere prima di me. Aveva la capacità di varcare i confini e di esplorare cose nuove”.  E poco prima della sua morte, anche con Eco dà vita alla casa editrice “La Nave di Teseo”.
C’è poi il multi-mediologo Danco Singer, ideatore con Eco del Festival della Comunicazione e della Encyclomedia, la prima grande enciclopedia multimediale. “Umberto – dice - aveva capito cosa sarebbe stata la multimedialità attraverso uno schermo. Nessuno prima di allora l’aveva mai immaginato”.
Il pittore e disegnatore Tullio Pericoli, invece, per decenni ha tratteggiato il volto di Umberto Eco. È uno dei pochi amici di Umberto che possono dire, con precisione, giorno mese e anno in cui è iniziata la loro amicizia: 14 giugno 1977, quando Eco scrive a Pericoli per avere l’originale di una vignetta apparsa sul Corriere della Sera e che gli era particolarmente piaciuta. Pericoli conserva ancora quella lettera, dove Eco scrive “non potrei certo ricambiare con un dattiloscritto al regalo del disegno. Nella migliore delle ipotesi avrebbe un valore d’antiquariato solo tra alcuni secoli, diciamo dopo l’Apocalisse”.
Il semiologo Paolo Fabbri, infine, ricorda che il talento di Eco era così grande che la “mia ammirazione non è mai terminata. Eco era capace in qualunque cosa: scrivere romanzi, giocare a giochi complicati, logici, o scrivere rapidissimamente voci d’Enciclopedia su concetti fondamentali”. E poi aggiunge “l’amicizia è immersiva, resiste a tutto, persino a liti, odi, amori e così via… e così è successo con Eco, nonostante qualche dissapore teorico”.
Umberto Eco, acrobata della parola, ironico, critico, ludico e magnetico. Non si contano gli aggettivi da poter accostare al suo nome. E nessuno di questi lo definisce completamente. Eco è sempre oltre e altrove. Come quell’asteroide, il 13.069, che dal 1991 porta il suo nome.